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Palazzo Reale di Napoli

Il Palazzo Reale di Napoli è un edificio storico ubicato in piazza del Plebiscito, nel centro storico di Napoli, dov'è posto l'ingresso principale: l'intero complesso, compresi i giardini e il teatro San Carlo, si affaccia anche su piazza Trieste e Trento, piazza del Municipio e via Acton.
Fu la residenza storica dei viceré spagnoli per oltre centocinquanta anni, della dinastia borbonica dal 1734 al 1861, interrotta solamente per un decennio all'inizio del XIX secolo dal dominio francese con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, e, a seguito dell'Unità d'Italia, dei Savoia: ceduto nel 1919 da Vittorio Emanuele III di Savoia al demanio statale, è adibito principalmente a polo museale, in particolare gli Appartamenti Reali, ed è sede della biblioteca nazionale.
Il Palazzo Reale è stato costruito a partire dal 1600, per raggiungere il suo aspetto definitivo nel 1858: alla sua edificazione e ai relativi lavori di restauro hanno partecipato numerosi architetti come Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti.

La facciata principale del Palazzo Reale si apre su piazza del Plebiscito ed era già completata nel 1616: ha una lunghezza di centosessantanove metri e fino al 1843 era congiunta a quella del palazzo Vicereale, poi abbattuto per far posto all'odierna piazza Trieste e Trento. La facciata è realizzata in mattoni di cotto rosato, piperno e pietra vulcanica dei Campi Flegrei e ha uno stile sia tardo rinascimentale che manieristico: l'impronta rinascimentale è riscontrabile nella sovrapposizione di vari ordini, tipico degli edifici teatrali dell'antica Roma, come il Colosseo o il teatro di Marcello, mentre quella manieristica si nota nel disegno modulare delle facciata, una sorta di composizione che potrebbe essere ripetuta all'infinito non avendo alcun elemento che crea né l'inizio né la fine, così come, nella parte alta, è negata la conclusione vista la mancanza di cornice. È divisa verticalmente da lesene, prendendo spunto dalle indicazioni vitruviane, mentre orizzontalmente è separata da marcapiani che ne distinguono i tre ordini: al piano terra è in ordine tuscanico, segue quello ionico e infine quello corinzio.
La parte inferiore presentava originariamente portici per tutta la sua lunghezza: si trattava di una scelta architettonica innovativa per l'epoca, voluta da Fontana affinché il popolo potesse passeggiare anche in caso di tempo avverso; tuttavia dopo le vicende di Masaniello e per problemi strutturali, in quanto le colonne stavano subendo uno schiacciamento, nel 1753 le arcate furono murate per volere di Luigi Vanvitelli. All'interno della nuova muratura furono aperte delle nicchie, nelle quali, dal 1888, si posero le statue dei principali regnanti di Napoli, con l'intento di rappresentare una continuità della dinastia sabauda con la storia napoletana; da sinistra verso destra si riconoscono: Ruggero II di Sicilia opera di Emilio Franceschi, Federico II di Svevia di Emanuele Caggiano, Carlo d'Angiò di Tommaso Solari, Alfonso V d'Aragona di Achille D'Orsi, Carlo V d'Asburgo di Vincenzo Gemito, Carlo III di Spagna di Raffaele Belliazzi, Gioacchino Murat di Giovanni Battista Amendola e Vittorio Emanuele II di Savoia di Francesco Jerace.
Al centro si apre il portale d'ingresso, contrassegnato ai lati da due doppie colonne in granito e sormontato dallo stemma di Filippo III d'Asburgo, già predisposto nel progetto di Fontana a sottolineare l'utilità pubblica del palazzo; accanto a questo, su ogni lato, altri due stemmi, disposti simmetricamente e di dimensioni minori, ossia quelli di Juan Alonso Pimentel de Herrera e di Pedro Fernández de Castro, a testimonianza della costruzione del palazzo durante il periodo vicereale. Due lapidi inoltre ricordano una l'inizio dei lavori voluti da Fernando Ruiz de Castro e dalla moglie Catalina de Zúñiga, l'altra invece loda la bellezza dell'edificio: al di sotto delle lapidi erano poste, fino all'inizio del XVIII secolo, due statue in stucco raffiguranti la Religione e la Giustizia. Tra il portale principale e la balconata è posto lo stemma dei Savoia. Le due garitte ai lati dell'ingresso furono realizzate nei primi anni del XVIII secolo. Alle estremità della facciata sono posti due ingressi minori, segnati da due semplici colonne in marmo, che aumentano ancora di più il senso di indefinito e sembrano essere quasi nascosti. Lungo la facciata e nel cortile d'onore è presente, tra il piano terra e il primo piano, un marcapiano in piperno con metope e triglifi raffiguranti gli stemmi della casa di Spagna e i loro possedimenti in Europa, in maggior parte ottenuti a seguito della pace di Cateau-Cambrésis nel 1559: si nota quindi il castello a tre torri della Castiglia, il leone rampante del Leon, il biscione che inghiotte un fanciullo simbolo del ducato di Milano, lo scudo con i quattro pali verticali dell'Aragona, la croce con le quattro teste dei mori simbolo del regno di Sardegna e gli stemmi di Navarra, Austria, Portogallo, Granada e Gerusalemme. Le finestre sono inserite in robuste cornici, elemento architettonico che riscuoterà molto successo a Napoli. Sulla sommità della facciata erano presenti cuspidi e sfere, rimosse all'inizio dell'Ottocento, e tre edicole, posizionate ognuna in direzione di un ingresso: di queste ne rimane una, quella con orologio, in posizione centrale.
La facciata lungo via Acton, caratterizzata dai giardini pensili, è stato a lungo oggetto di rifacimento, soprattutto nel XVIII secolo, e terminata nel 1843. Anche la facciata che dà su piazza Trieste e Trento è stata completata nello stesso anno, opera di Gaetano Genovese, a seguito della demolizione del palazzo Vicereale: questa venne successivamente raccordata al teatro di San Carlo da Francesco Gavaudan e Pietro Gesuè, demolendo i resti di una vecchia torre. Entrambe le facciate si rifanno architettonicamente a quella principale: in particolare la seconda ha una forma a C e accoglie un giardino chiamato Giardino Italia, in quanto al centro è posta una statua raffigurante la Libertà, realizzata da Francesco Liberti nel 1861. Inoltre questa facciata è in parte porticata, sorreggendo un terrazzo, mentre un ingresso a vetrata dà direttamente sullo scalone d'onore, decorato con due coppie di statue in gesso, qui collocate durante il restauro del Genovese e provenienti dal Palazzo degli Studi: si tratta delle copie dell'Ercole Farnese e della Flora Farnese da un lato e della Minerva e di Pirro e Astianatte dall'altro.


Cortili
Nel progetto originario di Domenico Fontana, in corrispondenza dei tre ingressi, dovevano aprirsi tre cortili, collegati tra di loro tramite degli androni voltati: tuttavia a essere costruito fu solo quello in corrispondenza dell'ingresso centrale, il cosiddetto Cortile d'Onore. Si presenta a forma quadrata, con cinque arcate su ogni lato, di cui quella centrale di maggiori dimensioni e a sesto ribassato: intorno, al primo piano, un loggia, in primo momento aperta, poi chiusa con ampi finestroni. In una nicchia nella parte orientale del cortile era posta originariamente una vasca, ma in seguito, durante gli anni quaranta del XIX secolo, fu sostituita da una fontana: ornata con una statua della Fortuna, la fontana fu voluta da Carlo di Borbone nel 1742, realizzata da Giuseppe Canart e in principio situata nei pressi del molo. A seguito di alcune indagini, è stata rivenuta in alcuni punti una pavimentazione a spina di pesce in laterizi.
Con la costruzione del nuovo braccio meridionale del palazzo tra il 1758 e il 1760, si crearono anche due nuovi cortili: uno in asse con il cortile d'onore, alle sue spalle, che prende il nome di Cortile delle Carrozze, mentre l'altro è il Cortile del Belvedere.
Nonostante le due diverse epoche di costruzione, il Cortile delle Carrozze, così chiamato per la vicinanza ad una rimessa di carrozze, si avvicina architettonicamente allo stile dato al palazzo da Domenico Fontana, anche se comunque non mancano elementi di distacco come l'uso dello stucco al posto del piperno e quello della lesena angolare. La corte ha una forma rettangolare, con al centro una vasca di forma ellittica in marmo, ed è unito al cortile d'onore e alla spianata dei bastioni da due corridoi di servizio ad arco ribassato. La rimessa delle carrozze, realizzata nel 1832 da Giacinto Passaro, sostituisce quella di circa un secolo prima di Ferdinando Sanfelice, soprattutto per questioni di estetica in quanto la nuova si allineava alla facciata del palazzo rispetto alla precedente che invece seguiva una linea obliqua; è un ambiente voltato con spina centrale che verte su nove colonne in ordine dorico e su cui si notano ancora gli scudi rossi con la corona e il monogramma di Umberto I di Savoia: il ritmo delle finestre venne modificato dal Genovese nel 1837 per adattarlo alle esigenze del Cortile del Belvedere.
Il cortile del Belvedere nasce come corte a mare del primo nucleo del palazzo e aveva originariamente una forma a C, chiuso da un loggiato, poi successivamente modificato a seguito della costruzione dei nuovi nuclei del palazzo nel Settecento, con l'inserimento di archi a sesto ribassato e a sesto pieno nella parte orientale; altre modifiche si hanno tra il 1837 e il 1840 quando, per l'accesso al cortile, viene creato un arco trionfale con semicolonne ioniche e corinzie in finto piperno. Il cortile è decorato tra il piano terra e il primo piano da una fascia dorica a metope in finto piperno e triglifi. Dal cortile del Belvedere, contraddistinto da un corridoio prospettico che unisce il panorama sul golfo di Napoli a quello dei giardini, si consente l'accesso a diverse zone del palazzo: sulla sinistra è la cosiddetta scala dei Forestieri, che porta al vestibolo dell'appartamento storico, con delle nicchie nelle quali sono collocate copie in gesso di statue appartenenti alla collezione Farnese, esposte al Museo archeologico nazionale di Napoli, mentre un ponticello, crollato a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e ricostruito sugli stessi appoggi in ghisa, lo collega direttamente al giardino pensile. Dal cortile si accede sia a un appartamento privato riservato agli incontri ufficiali di Ferdinando II delle Due Sicilie, con decorazioni alla pompeiana, divenuto poi sede della Soprintendenza, sia a un ponte che, superando il fossato difensivo, si collega ai bastioni del Maschio Angioino e a una discesa che porta alle scuderie.

Appartamento Reale
L'Appartamento Reale è posto al piano nobile del palazzo: dal 1660 al 1734 è stato utilizzato come luogo di rappresentanza dei viceré spagnoli e austriaci, dal 1734 al 1860 appartamento privato e pubblico dei Borbone e, con l'unità d'Italia, appartamento d'etichetta dei Savoia. L'appartamento è stato aperto al pubblico nel 1919 dopo essere entrato a far parte degli Istituti di Antichità e Arte dello Stato, mentre il suo aspetto musealizzato si deve ai lavori di restauro eseguiti al termine della seconda guerra mondiale. L'allestimento delle sale è rimasto pressoché intatto dopo l'ultima sistemazione effettuata in epoca borbonica e descritta negli inventari sabaudi del 1874. Le decorazioni interne delle camere ripercorrono solitamente le vicende delle varie personalità di spicco delle dinastie che le hanno abitate, adeguandosi al gusto e alle mode del periodo in cui erano realizzati. I dipinti delle sale, per lo più di scuola settentrionale ed europea, a cui si aggiunge qualche artista napoletano, provengono dalla collezione Farnese, dalle raccolte borboniche, come ad esempio le tele di scuola caravaggesca del Seicento, acquistate ai primi dell'Ottocento, o ritratti olandesi fatti acquistare da Domenico Venuti a Ferdinando I delle Due Sicilie, e dalle chiese napoletane che venivano chiuse: tuttavia in palazzo non vanta una vera e propria collezione, ma solo pezzi a sé stanti in quanto, nel corso degli anni, numerose opere, per volere sia dei Borbone che dei Savoia, sono state trasferite in altri musei, come quello di Capodimonte, insieme all'Armeria reale e alle porcellane, oppure al Museo archeologico nazionale, o in palazzi sedi di enti pubblici. Il mobilio, in stile rococò e barocco, è stato realizzato da ebanisti napoletani tra il XVIII e il XIX secolo o portati dalla Francia durante la permanenza a Napoli di Gioacchino Murat, insieme a tappeti a arazzi, alcuni dei quali tessuti anche dalla Reale Arazzeria di Napoli. Resiste un buon numero di pezzi di artigianato: si tratta di porcellane, soprattutto di Sèvres, orologi, sculture in bronzo e marmo e lavori in pietre dure. Per accedere alle stanze del re venivano utilizzate delle chiavi d'argento e d'oro, custodite dai gentiluomini di camera: diverse di queste si trovano al museo civico Gaetano Filangieri di Napoli.

Scalone d'onore
In origine esisteva una scala modesta a due rampe, opera di Domenico Fontana. Per volere di Iñigo Vélez de Guevara, venne costruito tra il 1651 e il 1666 un nuovo scalone, in piperno, realizzato da Francesco Antonio Picchiatti: questo venne definito nel 1729 da Montesquieu come il più bello d'Europa, ed è ritratto nel dipinto di Antonio Dominici del 1790 dal titolo Scalone reale con il corteo nunziale delle principesse di Borbone. A seguito dell'incendio del palazzo nel 1837 si decise la costruzione di un nuovo scalone: questo fu realizzato nel 1858 su disegno di Gaetano Genovese e realizzato da Francesco Gavaudan; per la sua costruzione, la nuova scala occupò non solo lo spazio della precedente, ma ne prese altro anche dalla corte. Lo scalone si trova nella parte settentrionale del palazzo, posizionato ortogonalmente rispetto alla facciata: la sala dove è posto è rivestita da diversi tipi di marmo provenienti dalle cave del regno delle Due Sicilie come quello rosato, il Porto Venere, il rosso di Vitulano, la breccia rosata di Sicilia, il Mondragone e il lumachino di Trapani. Questo ambiente è in stile neoclassico: originariamente soffriva di scarsa luminosità e il problema fu risolto nel 1843 con l'abbattimento del vicino palazzo Vicereale e l'apertura di finestroni a vetrate con montatura in ferro e in ghisa, che andarono a sostituire una serie di archi ribassati chiusi da tompagnature. Caratteristico è l'uso dei pilastri piuttosto che quello delle lesene: la volta è a padiglione e ornata con stucchi bianchi su fondo grigio, raffiguranti festoni e stemmi del regno di Napoli, di Sicilia, della Basilicata, della Calabria e, aggiunti successivamente, di Casa Savoia. Sulle pareti laterali si aprono quattro nicchie, due per lato, abbellite da sculture in gesso: due sono Fortezza di Antonio Calì e Giustizia di Gennaro Calì, e altre due Clemenza di Tito Angelini e Prudenza di Tommaso Scolari. Completano le decorazioni due bassorilievi in marmo di Carrara raffiguranti la Vittoria tra il Genio della fama e il Valore, di Salvatore Irdi, e Gloria tra i simboli della Giustizia, della Guerra, della Scienza, dell'Arte e dell'Industria, di Francesco Liberti, rispettivamente sulla destra e sulla sinistra.

Ambulacro
L'ambulacro al primo piano è costituito da quattro corridoi che girano intorno al cortile d'onore: in principio si trattava di una loggia aperta che, durante il restauro del XIX secolo, venne chiusa utilizzando ampie finestre; fu in questa fase che le volte furono decorate da stucchi di Gaetano Genovese. Nell'ambulacro si aprono le stanze dell'appartamento reale: lungo il primo braccio, quello che corre parallelo alla facciata su piazza del Plebiscito, si trova il teatrino di corte e le sale da udienza, lungo il secondo si trovano le retrostanze dell'antico appartamento privato, le quali affacciano sul giardino pensile, lungo il terzo, quello esposto a oriente, si trova il salone d'Ercole e la Cappella Reale, e infine il quarto braccio che affaccia sullo scalone d'onore e da cui, tramite la vetrata, si scorge piazza Trieste e Trento, con veduta, in lontananza, della certosa di San Martino. Questa distribuzione del piano è rimasta immutata nel tempo, come dal progetto originario di Domenico Fontana. Le porte che si presentano sull'ambulacro sono laccate in bianco, in stile neoclassico, e sono state realizzate negli anni trenta dell'Ottocento.

Appartamento del re
Sala I. Il teatrino di corte è stato realizzato nel 1768 in occasione delle nozze tra Ferdinando I e Maria Carolina d'Asburgo-Lorena: allestito da Ferdinando Fuga nell'antica Sala Regia, venne seriamente danneggiato durante la seconda guerra mondiale. Originale è il palco, del XVIII secolo, mentre sono stati rifatti durante gli anni cinquanta del secolo scorso il palcoscenico e il soffitto con gli affreschi dipinti da Francesco Galante, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo e Antonio Bresciani: questi hanno ripreso nel tema gli affreschi originali di Antonio Dominici e Crescenzio La Gamba. Lungo le pareti, esclusa quella occupata dal palco, sono poste, nelle nicchie, delle statue opera di Angelo Viva, ritraenti Minerva, Mercurio, Apollo e le nove Musa.
Sala II. La Prima Anticamera o Sala Diplomatica è così chiamata in quanto al suo interno sostavano le delegazioni diplomatiche in visita al re. Tutto l'ambiente si presenta in stile barocco: il soffitto, realizzato tra il 1737 e il 1738, periodo in cui Carlo di Borbone sposò Maria Amalia di Sassonia, è a volta a padiglione e gli affreschi che lo decorano sono opera di Francesco De Mura, su disegno di Vincenzo Re, raffiguranti il Genio Reale e le virtù del Re e delle Regina (queste sono Fortezza, Giustizia, Clemenza e Magnanimità per il sovrano e Fedeltà, Prudenza, Valore e Bellezza per la regina), Imeneo, dio delle nozze, che scaccia la Malignità, e, ai quattro lati, Allegoria delle quarti parti del mondo, in monocromo, su fondo dorato. Alle pareti due arazzi di fattura Gobelins, dono del Nunzio Apostolico alla corte di Napoli nel 1719 e inneggianti al Re Sole, rappresentato attraverso l'Allegoria degli Elementi. Il mobilio è della seconda metà del XIX secolo, precisamente del 1862, di Pietro Cheloni, mentre gli sgabelli risalgono al 1815; su un cavalletto è esposto un frammento della vecchia decorazione della volta, in stile manieristico e risalente al 1620 circa. Le porte sono attribuite alla bottega di Antonio Dominici, realizzate tra il 1774 e il 1776, dipinte a tempera su fondo oro.
Sala III. La Saletta Neoclassica viene così chiamata per lo stile, in chiaro gusto neoclassico, con cui è decorata: venne disegnata da Gaetano Genovese. Alle pareti diverse pitture tra cui Scalone di Palazzo Reale con la partenza delle principesse borboniche dopo le nozze, di Antonio Dominici, e Cappella Reale di Napoli con le nozze di Maria Teresa e Maria Luisa di Borbone con Francesco II d'Asburgo e Ferdinando III di Lorena, evento celebrato il 12 agosto 1790, oltre a diverse pitture a tempera su carta, appartenute a Maria Isabella di Borbone-Spagna, opera di Anton Hartinger e Franz Xaver Petter. In una nicchia dell'esedra è posta una statua in marmo risalente al 1841 di Giovanni De Crescenzo, raffigurante una Ninfa alata.
Sala IV. La Seconda Anticamera conserva al soffitto la decorazione in affresco originale del periodo vicereale: in stile manieristico, l'opera raffigura i successi degli spagnoli, in particolare i fasti di Alfonso V d'Aragona, stesso tema che si ritrova in alcuni palazzi romani costruiti dallo stesso Fontana per papa Sisto V. Dipinti da Belisario Corenzio, intorno al 1622, con gli aiuti della sua bottega, gli affreschi, i cui titoli sono trascritti sulle varie cornici, raffigurano in successione: Alfonso entra in Napoli, Cure per le arti e le lettere, La città di Genova offre le chiavi ad Alfonso il Magnanimo, Consegna ad Alfonso dell'ordine del Toson d'oro e Investitura reale di Alfonso. Alle pareti sono esposti dipinti del Seicento come Vestizione di sant'Aspreno, opera di Massimo Stanzione. L'arredamento è organizzato con una console di manifattura napoletana del 1780, poltrone e specchiere del XIX secolo, e altri arredi in stile Impero portati dalla famiglia Murat, oltre a vasi a orologio e candelabri del bronzista Pierre-Philippe Thomire e vasi di porcellana cinese del XIX secolo, dono di Nicola I di Russia a Ferdinando II, in occasione di un suo viaggio a Napoli nel 1845.
Sala V. La Terza Anticamera ha un soffitto decorato con un affresco di Giuseppe Cammarano, Pallade che incorona la Fedeltà, realizzato nel 1818, poco dopo il ritorno sul trono del regno delle Due Sicilie di Ferdinando I, evento a cui l'opera si ispira. Le pareti sono decorate con una serie di arazzi di manifattura napoletana tra cui Ratto di Proserpina di Pietro Duranti, risalente al 1762 su cartone preparatorio di Girolamo Starace Franchis, consigliato da Luigi Vanvitelli, e altri quattro, due di Sebastiano Pieroni, Testa di vecchio e Testa di Vecchia, uno di Antonio Rispoli, Ritratto di giovani donne col manto blu, e uno di Gaetano Leurie, Figura di donna con orecchini pendenti. Completano le pitture Ritratto di dama di Nicholas Lanier e Lot e le figlie di Massimo Stanzione. L'arredamento è in stile barocco e neorococò composto da consolle e specchiere della seconda metà del XIX secolo; tra le suppellettili: vasi di porcellana francese del XIX secolo decorati con figure bibliche e di danzatrici pompeiane, opera di Raffaele Giovine, lo stesso che ha dipinto altri due vasi, del 1842, di manifattura di Sèvres, posti su colonnine e decorati con scenette e motivi floreali.
Sala VI. La Sala del Trono è stata più volte modificata nel corso degli anni a seconda delle varie dominazioni che si sono succedute alla guida del regno napoletano. Il soffitto è impreziosito con una serie di figure femminili con corone murate ritraenti le Quattordici provincie e le Onorificenze del regno delle Due Sicilie, realizzato nel 1818; completano la decorazione degli stucchi disegnati da Antonio De Simone ed eseguiti da Valerio Villareale e Domenico Masucci. Originariamente le pareti erano rivestite da un paramento in velluto rosso ricamato con gigli araldici, andato distrutto; successivamente sono state adornate con dipinti aventi per soggetti personalità della casa reale: Ferdinando I che dedica la basilica votiva di San Francesco di Paola, di Vincenzo Camuccini, Ferdinando IV e Maria Carolina d'Austria di Francesco Saverio Candido, realizzati intorno al 1790 e donati alla collezione del palazzo nell'aprile 2008 dalla fondazione Compagnia di San Paolo di Torino, e una serie di ritratti eseguiti da Giuseppe Bonito raffiguranti gli Ambasciatori turchi e tripolini, giunti a Napoli tra il 1740 e il 1741 per stipulare dei trattati politici e commerciali per una ripresa degli scambi nel mar Mediterraneo, e ancora Maria Antonia di Baviera e principessine, disegnato a pastello, e Elettori di Sassoni, replica settecentesca di Anton Raphael Mengs. Caratteristica della sala è ovviamente il trono: si tratta di una sedie in stile impero del 1850, in legno intagliato e dorato, decorato con alcuni elementi che rimandando alla restaurazione borbonica come sottobraccioli a forma di leone a mo' di effetto scultoreo o delle rosette che compaiono anche nel trono di Napoleone Bonaparte disegnato da Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine o quello della reggia di Versailles, conservato al Victoria and Albert Museum di Londra. Il trono è contornato da un baldacchino del XVIII secolo in velluto cremisi e galloni dorati, ornato con nastri intrecciati che proviene dal Palazzo dei Normanni di Palermo; si completa con un coronamento con aquila e stemma sabaudo del periodo dopo l'unificazione d'Italia. Il mobilio, in stile aulico, è di fattura napoletana e realizzato intorno al 1840, tra cui tre sedie del XVIII secolo in legno dorato e rivestite in velluto amaranto; risalgono al periodo del decennio francese quattro torciere in stile impero di manifattura di Sarreguemines, poste agli angoli della sala.
Sala VII. Il Passetto del Generale, a cui si accede tramite un corridoio decorato con stucchi in bianco e oro dalla Sala del Trono, venne sistemato tra il 1841 e il 1845 in stile neoclassico. Tra le tele esposte: Storie di Giuditta di Tommaso De Vivo, dipinti a soggetto sacro di artisti napoletani e uno di François Marius Granet; nella sala è ospitata una statua in legno di mogano e bronzo, appartenuta a Carolina Bonaparte, raffigurante Psiche, di Thomire. L'arredamento è composto da sgabello di fattura inglese del XVIII secolo, con zampe leonine e frontalmente adornate da riproduzioni di conchiglie.
Sala VIII. In origine la sala era un corridoio di collegamento tra gli ambienti di rappresentanza e le stanze private, chiamata Gran Galleria, dov'erano custoditi numerosi dipinti: a seguito della decisione di Ferdinando II di trasferire, nel 1832, le opere al museo borbonico, l'ambiente venne destinato a stanza di rappresentanza, prendendo il nome di Salone degli Ambasciatori. Il soffitto è diviso in quattordici scomparti, separati da cornici in stucco dorato e intervallati da stemmi, in cui sono affrescate i fasti della casa reale spagnola e episodi della vita di Ferrante d'Aragona: Partenza di Marianna d'Austria da Finale Ligure, Ingresso di Marianna d'Austria in Madrid, Matrimonio di Marianna d'Austria con Filippo III di Spagna, Guerra contro Luigi XII di Francia, Spagnoli soccorrono Genova assediata dai francesi, Guerra contro Alfonso del Portogallo, Battaglia contro i Mori sulle montagne di Alpuxarras, Battaglia contro i Mori di Granata, Conquista delle Canarie, Entrata trionfante di Ferrante d'Aragona in Barcellona, Cacciata degli Ebrei dalla Spagna, Giuramento di fedeltà dei Siciliani a Ferrante, Scoperta del Nuovo Mondo e Incontro di san Francesco di Paola con Ferrante d'Aragona. Queste pitture, realizzate nel terzo decennio del Seicento, sono attribuite a Belisario Corenzio e alla sua bottega con gli aiuti di Onofrio e Andrea De Lione, eccetto quelle dedicate a Marianna d'Austria, attribuita a Massimo Stanzione, posteriori al 1640. Ai quattro angoli del soffitto sono posti gli stemmi borbonici, anche se durante i lavori di restauro sono ricomparsi, al di sotto di questi, gli emblemi di Fernando Ruiz de Castro, committente dell'opera. Le pareti ospitano una serie di arazzi: due di Louis Ovis de la Tour, Allegoria del Mare e Allegoria della Terra, mentre altri due sono di manifattura Gobelins, con tema Storia di Enrico IV, risalenti al 1790 e acquistati come prototipi per una serie di arazzi da tessere a Napoli e destinare alla Reale tenuta di Carditello. Tra il mobilio, una console in stile impero del 1840 sulla quale sono posti due orologi di epoca napoleonica, decorati rispettivamente con l'Allegoria del tempo e il Genio delle Arti.
Dal Salone degli Ambasciatori si passa a una serie di ambienti con vista mare: da qui originariamente era possibile accedere a un corpo di fabbrica chiamato Belvedere, demolito durante i lavori di ristrutturazione del Genovese, e al giardino pensile. Le stanze vista mare erano private, anche se con l'ascesa al torno di Ferdinando II furono trasformate in stanze di rappresentanza e gli appartamenti privati spostati al piano superiore.
Sala IX. La Sala di Maria Cristina, prima moglie di Ferdinando II, è anche ricordata con il nome di "stanza dove il re di veste", in quanto era, come primo utilizzo, ambiente privato prima di Carlo, poi di Ferdinando, o anche come sala dei Ministri: tuttavia già durante il XIX secolo aveva perso la sua funzione privata, diventando stanza di rappresentanza con il nome di Sala dei Ministri. Affacciata sul giardino pensile e di conseguenza sul mare, la sala subì notevoli danni durante la seconda guerra mondiale, quando, a seguito dell'occupazione americana, perse la decorazione pittorica del soffitto dov'era affrescata Aurora di Francesco De Mura, risalente al 1765. I dipinti che decorano la sala sono di soggetto sacro e risalgono al XVI e al XVII secolo come Madonna con Bambino e Madonna con Bambino e san Giovannino, attribuite a Pedro de Rubiales, ispirato a Filippino Lippi, Circoncisione di Gesù, della scuola di Ippolito Scarsella, e Strage degli Innocenti, di Andrea Vaccaro. Il mobilio è degli anni quaranta del XIX secolo e tra le suppellettili si ritrovano due vasi in porcellana della manifattura di Sèvres, decorati da Jean-Baptiste-Gabriel Langlacé con Stagioni, dono di Carolina di Borbone-Due Sicilie a Francesco I nel 1830, e due orologi, uno con immagine di Donna africana, risalente al 1795, l'altro ritraente Giovanni II di Valois e Filippo l'Ardito.
Sala X. L'Oratorio è un piccolo vano che si apre accanto alla Sala di Maria Cristina: alle pareti sono esposte cinque tele del 1760, precedentemente custodite all'interno della cappella reale di Capodimonte, tutte aventi come tema la Natività, opera di Francesco Liani, pittore di corte durante il regno di Carlo di Borbone. Al centro della stanza è un altare in legno del XIX secolo e sul suo retro un sarcofago in rame argentato che ha custodito le spoglie di Maria Cristina di Savoia, morta di parto nel 1836 per dare alla luce Francesco II delle Due Sicilie e sepolta all'interno della basilica di Santa Chiara: la regina è stata poi beatificata.
Sala XI. La Sala del Gran Capitano è così chiamata per il ciclo di affreschi, Storie di Consalvo di Córdoba, di Battistello Caracciolo che si trova nella volta a padiglione che ha come tema episodi della conquista spagnola del regno di Napoli da parte di Gonzalo Fernández de Córdoba, chiamato appunto Gran Capitano. I dipinti esposti alle pareti provengono dalla collezione Farnese e in particolare: Pier Luigi Farnese, attribuito a Tiziano, una serie di epigrammi figurati opera di Otto van Veen, e ancora un arazzo proveniente dal demolito lato del Belvedere, precisamente dalla camera da letto del re, con l'Allegoria della Castità, tessuto nel 1766 in lana e seta con l'inserto di fili d'argento e argento dorato: l'arazzo deriva da un'idea di Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga, il cartone preparatorio è di Francesco De Mura, mentre la realizzazione è di Pietro Duranti. Il mobilio risale al XVIII secolo, periodo in cui la sala venne trasformata in un boudoir, con consolle e divani in stile Luigi XVI, intagliati da artigiani napoletani.
Sala XII. La Sala dei Fiamminghi, in stile neogotico, ha un soffitto decorato con affreschi realizzati nel corso dei lavori di ampliamento del palazzo tra il 1838 e il 1858: l'opera, Tancredi rimanda Costanza all'imperatore Arrigo VI, è di Gennaro Maldarelli; dipinta nel 1840, è contornata dagli stemmi delle quattro province napoletane. L'ambiente è così chiamato per via delle numerose pitture fiamminghe che lo adornano: risalenti al XVII secolo, vennero acquistate da Domenico Venuti per Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1802 a Roma. Tra quelle esposte: Ritratto di flautista di Alexis Grimou, Ritratto di gentiluomo di Bartholomeus van der Helst, Ritratto di Giovinetta di Ludolf de Jongh, Avari, che proviene dalla collezione Farnese, di Marinus van Reymerswaele, Canonichessa di Nicolaes Maes, Ritratto di Oliviero Cromwell di ignoto fiammingo del XVIII secolo, Ritratto di gentiluomo, Ritratto di gentildonna e Ritratto di magistrato, tutti di Abraham van den Tempel, e Ritratto di cardinale attribuito a Giovan Battista Gaulli. Tra le suppellettili si trova un orologio del 1730 di Charles Clay, con all'interno un rullo metallico che azionava un piccolo organo, il quale, chiudendo e aprendo delle canne, era in grado di produrre dieci musiche diverse, e una fioriera con gabbietta per uccelli, di manifattura Popov di Gorbunovo a Mosca, con vedute delle residenze russe, donata a Ferdinando II durante il viaggio a Napoli nel 1846 dello zar Nicola I.
Sala XIII. Lo Studio del Re ha un soffitto a ramages dipinto con tempera su intonaco, con la raffigurazione dello Sbarco di Ruggero il Normanno a Otranto, di Gennaro Maldarelli. Il mobilio, realizzato durante l'età murattiana, è composto da una scrivania, commode e bonheur du jòur, commissionati a Adam Weisweiler di Parigi e originariamente destinati alla residenza napoleonica del Quirinale a Roma, prima di essere ceduti a Carolina Bonaparte per il regno di Napoli; i mobili sono decorati con applicazioni in bronzo di Pierre-Philippe Thomire. Tra le suppellettili: due vasi in porcellana di Sèvres, del 1817, decorati con ritratti di Luigi XVIII di Francia e Carlo conte di Artois, impreziositi da gigli araldici e altri simboli della restaurazione, dono della Francia ai Borbone, un orologio e un barometro entrambi francesi e del 1812, e una libreria, superstite della Biblioteca Reale, la quale è stata annessa alla biblioteca nazionale nell'ala orientale del palazzo tra il 1920 e il 1925.
Sala XXIX. La sala delle Guardie del Corpo è decorata con un arazzo ritraente l'Innocenza, uno dei primi ad essere tessuti dalla Reale Arazzeria di Napoli, e con il ciclo di arazzi Allegoria degli Elementi, tessuto tra il 1740 e il 1746, che si ispirava a quelli dell'Arazzeria Granducale di Firenze. Il mobilio è di epoca murattiana; tra le suppellettili: sgabelli con gambe a spade incrociate, un orologio di Bailly con scultura di Thomire, raffigurante la Meditazione, del 1812, e, su una consolle, un busto in cera della regina Maria Carolina d'Austria.

Appartamento della regina
Sala XIV. La sala è il Quarto Salotto della Regina. Le decorazioni del soffitto, opera di Giovanni Battista Natali, in classico stile rococò, risalgono al tempo del regno di Carlo di Borbone: si tratta di stucchi in bianco e oro con l'aggiunta di figure quali colombe, simbolo della fedeltà coniugale, amorini che scoccano frecce d'amore, ippogrifi e vasi con fiori. Alle pareti quadri di scuola napoletana del XVII e XVIII secolo, tra cui Orfeo e le Baccanti e Incontro di Rachele e Giacobbe, di Andrea Vaccaro e due tele di Luca Giordano provenienti dalla chiesa di Santa Maria del Pianto. I mobili vennero commissionati da Gaetano Genovese ad artigiani locali tra il 1840 e il 1841, durante la trasformazione dell'ambiente in appartamento della regina; sul camino è posto un orologio inglese con carillon, risalente al XVIII secolo, mentre il piano del tavolo è in pietre dure, creato dall'Opificio delle pietre dure di Firenze e dono di Leopoldo II di Toscana a Francesco I.
Sala XV. Il Terzo Salotto della Regina fu allestito nel 1840, in quanto, in precedenza, era una camera privata di Carlo di Borbone: proprio al suo regno, nel periodo precedente la sua partenza per la Spagna, avvenuta nel 1759, si devono le decorazioni del soffitto, in stucchi in bianco e oro, con raffigurazioni di trofei d'armi, elmi, stendardi e alabarde. La sala è denominata anche dei Paesaggi in quanti sono esposti dipinti che vanno dal XVI al XIX secolo e che hanno appunto come tema quello dei paesaggi; tra gli artisti si riconoscono: Pieter Mulier, Antonio Joli e le sue raffigurazioni di palazzi reali spagnoli, Jakob Philipp Hackert e la sua pittura di cronaca, Orazio Grevenbroeck con Porti di mare, Aniello de Aloysio con Posa della prima pietra della chiesa di San Francesco di Paola e Paolo Albertis con Entrata in Napoli di Ferdinando I. Il mobilio risale al 1840 ed è in stile neoclassico, così come il caminetto il quale riprende l'iconografia del mosaico della casa del Fauno a Pompei, raffigurante la battaglia tra Dario e Alessandro; al centro della sala è un tavolino in marmo e pietre tenere di Giovanni Battista Calì, con rappresentazione di Napoli dal mare e Ferdinando II in abiti militari.
Sala XVI. Il Secondo Salotto della Regina conserva intatta la decorazione del soffitto, risalente al XVIII secolo, in stucco bianco e oro, in stile rococò. Alle pareti sono posti dipinti come Venere, Amore e un satiro e Battaglia di Orazio Coclite di Luca Giordano, collocati alla fase barocca del pittore, Perseo e Andromeda e Ratto di Europa di Ilario Spolverini, due raffigurazioni di battaglie di Pietro Graziani, Naufragio fantastico di Leonardo Coccorante, e due tele con lo stesso tema, Notturno con incendio di Troia, attribuite a Diego Pereira. Il mobilio, in legno intagliato, risale alla sistemazione voluta dalla dinastia dei Savoia alla fine del XIX secolo, mentre il caminetto in marmo risale all'epoca del Genovese.
Sala XVII. Nel Primo Salotto della Regina il soffitto è stato realizzato durante i lavori di restauro del palazzo curati da Gaetano Genovese. Alle pareti dipinti del Seicento di scuola italiana, che si rifanno al caravaggismo, ed europea, appartenenti all'antica collezione del palazzo: Ritorno del figliuol prodigo di Mattia Preti, Orfeo di Gerard van Honthorst, San Gerolamo di Guercino, datato 1640, Disputa di Gesù tra i dottori di Giovanni Antonio Galli. Il mobilio, di manifattura napoletana, è composto da un divano definito stragrande e una console in bianco e oro voluti durante il riallestimento dei Savoia: si nota un orologio francese adorno con una statua in porcellana di Maria Stuarda, del 1840 circa.
Sala XVIII. Si tratta della Seconda Anticamera della Regina: le decorazioni in stucco bianco e oro del soffitto risalgono al periodo di Ferdinando II, mentre gli arredi sono di epoca murattiana, di fattura napoletana; caratteristico un vaso cinese del Settecento. Le pitture esposte nella sala appartengono alla collezione Farnese e sono perlopiù di artisti emiliani del Seicento: San Gioacchino e sant'Anna alla porta aurea di Gerusalemme e Bottega di San Giuseppe, entrambi di Bartolomeo Schedoni e probabilmente provenienti dalla chiesa di San Francesco a Piacenza, Sogno di san Giuseppe di Guercino, Madonna con Bambino e santi Agostino e Domenico di Giovanni Lanfranco, San Matteo e l'angelo di Camillo Gavasetti e Visione di san Romualdo di Pier Francesco Mola.
Sala XIX. In origine era la Prima Anticamera dell'appartamento di etichetta della regina, per poi prendere il nome di Sala delle Nature Morte per il tema trattato nelle pitture esposte al suo interno: si tratta di opere risalenti al XVIII e al XIX secolo, di un genere, quelle delle nature morte, assai diffuso a Napoli e provenienti dalle casa di campagna e dalle residenze di caccia dei reali borbonici. Tra le opere, sulle sinistra: Natura morta con pappagallo e coniglio di Giovanni Paolo Castelli, due Natura morta di fiori e frutti di Gaetano Cusati, Natura morta con il gallo di Baldassarre De Caro, Vaso di fiori di Mansù Dubuisson, Natura morta con alzata di dolci e fiori e Frutti con vaso di peltro di anonimo. Sulla destra: Natura morta con allegoria della flora e putti di Gaetano Cusati, Pesci, crostacei e conchiglie in un paesaggio, Desco imbandito con torta rustica, piatto di maccheroni con la grattugia e pezzo di formaggio di Giacomo Nani, Natura morta con cacciagione, bistecche e piatto di torli d'uovo di Scartellato. L'arredamento è composto da consolle napoletane in stile impero del XIX secolo, vasi di porcellana di Sèvres in stile rococò e tavolino abbinato.
Sala XX. È il Vestibolo: si tratta di una sala a forma di esedra, in stile neoclassico, decorata con colonne e lesene, ed è direttamente collegata con la scala dei forestieri, oltre a condurre all'Appartamento di etichetta della regina. L'allestimento della sala risale al periodo intorno al 1860 a opera di Gaetano Genovese: la volta è stuccata in bianco e lungo le pareti sono presenti quattro nicchie nelle quali sono ospitate statue in gesso, copie di sculture romane. Sono inoltre esposte: una serie di incisioni che rielaborano vignette dei vasi greci appartenuti all'ambasciatore inglese a Napoli William Hamilton, realizzate da Johann Heinrich Wilhelm Tischbein tra il 1791 e il 1795, e tre tempere che riproducono pitture ritrovate negli scavi archeologici vesuviani, usate come immagini preparatorie per il volume Antichità di Ercolano esposte, del 1757 e 1792. Tra i pezzi di arredamento, in gusto Biedermeyer, un tavolino in bronzo e marmo, ornato con satiri che reggono conchiglie, le quali sono andate a sostituire i medaglioni con all'interno il ritratto della famiglia reale, ispirandosi a quelli ritrovati negli scavi di Pompei e dono della regina Isabella a Francesco I per il suo compleanno del 4 ottobre 1827. E ancora un orologio astronomico a forma di tempietto, un orologio francese di epoca napoleonica con smalti di Coteau, su una consolle Antinoo come Dioniso, busto in bronzo di Guglielmo Della Porta, Roma Aeterna, scultura in marmo di Pietro Tenerani, e Achille con il cimiero, scultura in marmo.
Sala XXIII. Si tratta di una retrostanza: presenta il soffitto in stile neoclassico su disegni del Genovese. Alle pareti sono esposte sei tele di Francesco Celebrano, provenienti dalla reggia di Carditello, aventi come tema le Stagioni e il lavoro nei campi. I mobili sono in stile barocco, tutti di fattura napoletana; al centro della sala un leggio rotante, realizzato da Giovanni Uldrich nel 1792, tipico dei monasteri: in un primo momento in biblioteca e utilizzato da Maria Carolina, questo leggio permetteva di consultare più libri contemporaneamente, posti su otto piani pensili, i quali potevano essere accostanti allo scrittoio girando una manovella.
Sala XXIV. La sala è dedicata a Don Chisciotte: al suo interno sono infatti custodite diciannove tele preparatorie, su trentotto realizzate, con tema Storie di Don Chisciotte, dipinte da artisti di corte come Giuseppe Bonito, Benedetto Torre, Giovanni Battista Rossi, Antonio Dominici e Antonio Guastaferro, mentre i disegni sovrapporte e le quinte furono realizzati da Gaetano Magri, Orlando Filippini e Giuseppe Bracci. Queste opere servirono come modelli per una serie di arazzi, voluti da Carlo III, tessuti tra il 1758 e il 1779 dalla Reale Fabbrica di Napoli, precisamente da Pietro Duranti, per la camera da letto del re alla reggia di Caserta e successivamente trasferiti al palazzo del Quirinale di Roma. L'opera fu voluta per completare un'altra serie di arazzi di manifattura Gobelins, con lo stesso tema, acquistata dal re e risalente agli anni trenta del XVIII secolo. I mobili risalgono al primo quindicennio del XIX secolo; le suppellettili comprendono due vasi in porcellana di Sèvres decorati da Etienne Le Guay con Allegoria della Musica e della Danza del 1822 e un centrotavola ad alzata in porcellana e ottone dorato, decorato alla base da una placchetta dipinta da Raffaele Giovine, con le regge di Napoli, Capodimonte e Caserta, donato a Ferdinando I dal Municipio di Napoli in occasione del dono della concessione della Costituzione nel 1848.
Sala XXV. Si tratta di una retrostanza anche se originariamente era parte dell'Appartamento privato della regina Maria Amalia: il soffitto presenta una decorazione in stucco bianco dorato a rete, risalente alla seconda metà del XVIII secolo. Alle pareti sono apposte tele di pittori attivi a Napoli nel XIX secolo che hanno come tema paesaggi e scene come Marina di Salvatore Fregola, presente in tre esemplari, Piazza San Marco di Frans Vervloet del 1837, Tasso al convento di Sant'Onofrio e Morte di Tasso entrambe di Franz Ludwig Catel del 1834, Paesaggio con castello di Achille Carrillo, Pescatorelli di Orest Kiprenskij del 1829 e una serie di tele di Pasquale Mattej che documentano aspetti del folklore e della storia delle regioni del regno di Napoli. Oltre ai dipinti anche una serie di arazzi come quello raffigurante l'Innocenza, di Pietro Duranti su cartone preparatorio di Giuseppe Bonito, e panni più antichi, realizzati dalla Reale Arazzeria tra il 1746 e il 1750, come Allegoria dell'Aria, dell'Acqua e della Terra di Domenico Del Ross, che si rifacevano sia per tecnica che per soggetti alla Arazzeria granducale di Firenze. Il mobilio è composto da oggetti d'arredo provenienti dallo studio di Palazzo Pignatelli di Monteleone, donati al palazzo reale nel 1993 per volontà di Nicola Jannuzzi e Olga Guerrero de Balde: questo è composto da una scrivania e una libreria di fattura francese degli anni trenta del XIX secolo appartenute a René Ilarie Degas, e con Ritratto di Therèse Aurore Degas di Joseph-Boniface Franque. Si aggiungono consolle inglesi del XVIII secolo, dipinte in bianco e oro, e sgabelli con piedi di capra risalenti al periodo murattiano; tra le suppellettili un busto in cera di Maria Carolina d'Asburgo, attribuito a Joseph von Deym.
Sala XXVI. Primo passetto, ossia una sorta di ambiente di passaggio con ai lati le stanze della regina, nel XIX secolo divenne una retrostanza, utilizzata come cappella: nel 1990, durante un restauro che ne ripristinò le antiche forme, è stata tolta la controsoffittatura, rimettendo alla luce un affresco raffigurante l'Allegoria dell'Unione Matrimoniale, dipinto in occasione delle nozze tra Carlo III di Borbone e Maria Amalia di Sassonia nel 1738, opera di Domenico Antonio Vaccaro, come testimoniato dalla firma e della data sull'affresco e dalle richieste di pagamento dell'artista nel 1739. In stile manieristico e rococò, l'opera venne coperta intorno al 1837 quando le stanze private furono trasferite al secondo piano. I dipinti sono a soggetto letterario e romantico, come Inferno dantesco di Tommaso De Vivo e Tasso a Sorrento di Beniamino De Francesco. Tra il mobilio un tavolino in tarsia sorrentina.
Sala XXVII. L'Alcova di Maria Amalia di Sassonia comunica direttamente con i passetti e la camera da letto: il soffitto è stato decorato nel corso del XIX secolo con stucchi, ricoprendo i precedenti affreschi realizzati nel 1739 da Nicola Maria Rossi ed evidenziati tramite saggi. I vari quadri esposti nella sala trattano in generale di un tipo di pittura narrativa del costume napoletano: Due pescatorelli di Orest Adamovic Kiprenskij e presentato nell'Esposizione Napoletana del 1829, Brigantessa ferita di Luigi Rocco del 1837, Benedizione pasquale di Raffaele D'Auria, e Pescatore addormentato, di Salvatore Castellano.
Sala XXVIII. La sala è un passetto.
Sala XXXIV. Si tratta del Boudoir della Regina: con l'abbattimento della controsoffittatura è stato rimesso in luce un affresco raffigurante l'Allegria della Maestà Regia con la Pace, la Fortuna e il Dominio di Domenico Antonio Vaccaro. Sulle pareti sono posti una serie di quadretti cinesi ad acquerello, disegnati a Canton nella metà del XVIII secolo, in origine esposti alla reale villa Favorita di Resina e giunti a Napoli forse sotto forma di album: i disegni riproducono i temi trattati in un testo cinese, il Gengzhitu, come la coltura del riso, la produzione di porcellana, la manifattura della seta. Inoltre sono presenti le raffigurazioni di un Mandarino e Dama cinese a grandezza naturale, opera di Lorenzo Giusto del 1797, sempre proveniente da villa Favorita. Tra le suppellettili: vasi da notte e toletta, servizi da scrittoio, metrici della Reale Stamperia, frammenti di pavimentazione, una scrivania in granito e marmo dalla forma ellittica e un tavolo in porfido.

Galleria e Salone d'Ercole
Sala XXI. La sala è denominata Galleria e si affacciata direttamente sul cortile delle carrozze: gli specchi alle pareti sono incastonati in lesene di gusto neoclassico, mentre il mobilio è composto da consolle di fine Settecento in bianco e oro, oltre a poltroncine risalenti al periodo del decennio francese, un centrotavola in bronzo dorato e porcellane francesi del XIX secolo.
Sala XXII. In origine era denominata Sala dei Viceré in quanto ospitava i ritratti dei vari viceré, dipinti da Massimo Stanzione e Paolo De Matteis: trasformata in seguito in salone da ballo nel XIX secolo, durante il periodo murattiano assunse la definitiva denominazione di Salone d'Ercole poiché, a seguito del suo riallestimento, fu ornata con copie in gesso delle sculture della collezione Farnese, tra cui quella dell'Ercole Farnese. L'ambiente è stato poi riallestito durante il regno dei Savoia e ristrutturato nel 1956 a seguito dei danni subiti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, con la ricostruzione del soffitto. La decorazione alle pareti è garantita da una serie di arazzi, sistemata in loco alla fine del XIX secolo, prodotta dalla Reale Fabbrica di Napoli in stile rococò e neoclassico tra il 1783 e il 1789, con tema Storie di Amore e Psiche, prendendo spunto dalla favola di Apuleio, e realizzati da Pietro Duranti su cartoni preparatori di Fedele e Alessandro Fischetti. Il pavimento è in larga parte ricoperto da un tappeto di manifattura francese della seconda metà del XVII secolo e già descritto nell'inventario del mobilio di Luigi XIV di Francia: si trovava infatti all'interno della Savonnerie del Louvre e fu successivamente portato a Napoli da Murat; presenta decorazioni di elementi vegetali e animali a cui si aggiungono le quattro parti del mondo e le insegne di Francia e Navarra. Le consolle in stile neoclassico provengono dalle Anticamere, mentre le suppellettili sono un orologio decorato con Atlante che regge il globo terrestre, opera di Isaac Thuret e cassa di André-Charles Boulle, un vaso in porcellana verde di Sèvres con vignetta raffigurante Omero tra i vasai di Samo, di Antoine Béranger e donato a Francesco I nel 1830, e due vasi della manifattura di Limoges, dipinti a Napoli da Raffaele Giovine, con vignette che illustrano il momento dell'abdicazione di Carlo di Borbone in favore di Ferdinando IV, datato 1847.

Cappella Palatina
La cappella Palatina, chiamata anche cappella reale dell'Assunta, venne edificata nel 1643 da Francesco Antonio Picchiatti e terminata nel 1644, quando fu consacrata alla Madonna Assunta: utilizzata sia per celebrazioni religiose dei reali, sia come sede della scuola musicale napoletana, venne più volta restaurata sia alla fine del Seicento che durante l'Ottocento; fortemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, fu sconsacrata e adibita a luogo d'esposizione dei paramenti sacri precedentemente raccolti nella sacrestia. La cappella è a navata unica con tre cappelle su ogni lato: le decorazioni in stucco e pittoriche sono opera di artisti dell'Accademia di Napoli tra i quali Domenico Morelli, mentre l'altare maggiore proviene dalla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi ed è realizzato in pietre dure. Nella cappella è ospitato il presepe del Banco di Napoli, composto da oltre trecento pezzi risalenti dal XVIII al XIX secolo, mentre l'ingresso è consentito attraversando un portone ligneo del XVI secolo proveniente dal vecchio palazzo Vicereale.

Giardini
Il giardino del Palazzo Reale è ciò che rimane degli antichi giardini del palazzo Vicereale: questa giardino di passeggio venne realizzato nel 1842 dal botanico tedesco Friedrich Dehnhardt sfruttando lo spazio che si era venuto a creare a seguito della demolizione di alcuni edifici adibiti a maneggio tra il Palazzo Reale e il Maschio Angioino. Questo si trova protetto da un'ala nuova del palazzo, chiamata della Porcellana, in quanto originariamente ospitava una fabbrica di porcellana, poi trasferita a Capodimonte, e adibita ad alloggi per gli infanti dei Borbone e successivamente alla biblioteca nazionale. Il giardino presenta delle aiuole disegnate con un andamento casuale e sinuoso, mentre le piante ospitate variano tra specie locali e altre esotiche, come Ficus macrophylla, Strelitzia nicolai, Persea indica, Pinus canariensis, Magnolia grandiflora, Jacaranda mimosifolia e Cycas revoluta: le piante sono contraddistinte da cartellini che ne riportano la data della messa a dimora. Tutto il giardino è cinto da una cancellata con lance dalle punte dorate; presso il cancello d'ingresso, nel 1924, Camillo Guerra realizzò uno scalone per fornire la biblioteca nazionale di un ingresso autonomo, dalla forma di esedra: ai lati è decorato da due Palafrenieri in bronzo, opera di Peter Jakob Clodt von Jürgensburg, copia di quelli realizzati a San Pietroburgo e dono dello zar Nicola I in ricordo del suo soggiorno a Napoli nel 1845, come ricordato in una lapide sottostante.
Dal primo piano dell'Appartamento Reale si accede al giardino pensile: le prime testimonianze che si hanno del giardino risalgono ad alcuni ritratti di Francesco Cassiano de Silva risalenti alla fine del XVII secolo: questi furono sistemati nel 1745 da De Lellis e successivamente con Bianchi, mentre assunsero l'aspetto definitivo con il restauro del Genovese durante la metà del XIX secolo. Le principali piante sono Bougainvillea e rampicanti: al centro, precisamente tra il vestibolo e il ponte in ghisa, sono posti una fontana e un tavolo con zampilli; completano l'opera panchine in marmo in stile neoclassico e aiuole.
Le scuderie sono un ambiente di circa milleduecento metri quadrati caratterizzato da un soffitto con diciotto campi voltati che scaricano su una fila centrale di pilastri quadrati; un lato è attrezzato con le mangiatoie in pietra calcarea, mentre sulla pavimentazione sono ancora visibili i segni lasciati dai cavalli. Più in basso un edificio costruito nel anni ottanta del XIX secolo adibito a maneggio. Nella zona sono inoltre presenti i ruderi del vecchio maneggio e delle scuderie, abbattuti da Genovese, e, su una zona leggermente rialzata, quello che un tempo era il campo da tennis di Umberto I di Savoia.
Durante i lavori di restauro del 1994, nei pressi della biglietteria, all'ingresso, nel tratto compreso tra l'ingresso di piazza Plebiscito e quello di piazza Trieste e Trento, in quello che era il percorso originario di ingresso al palazzo, dove sostava il corpo di guardia, è stato ritrovato, a circa un metro sotto il piano di calpestio, un viale facente parte dei vecchi giardini del palazzo Vicereale: il vialetto era stato realizzato in mattoni disposti a spina di pesce, bordato con blocchetti di pietra lavica da un lato e poggiato a un muro dall'altro. Il muro aveva la funzione di contenimento della spianata sulla quale sorgeva il giardino: questo, risalente al XVI secolo, è realizzato nella parte inferiore da blocchetti di tufo, mentre in quella superiore, da basoli di trachite aggiunti successivamente118]. Poco più avanti è stato rinvenuto un pozzo rettangolare, affiancato da due vasche di forma circolare: da studi stratigrafici è emerso che il pozzo è rivestito in muratura per circa tredici metri di profondità, a cui seguono altri due metri e cinquanta scavati direttamente nel tufo per poi giungere a una camera quadrata dove era raccolta l'acqua della falda; il fondo era ricoperto da uno strato di limo spesso circa quaranta centimetri. Con l'inizio della costruzione del palazzo Reale il pozzo venne dismesso e utilizzato come immondezzaio: sul suo fondo, per un'altezza di circa quattro metri, grazie alla presenza d'acqua che ne ha permesso la conservazione, sono stati ritrovati materiali organici come ossa di animali, resti di pesci e molluschi, rami e noccioli di frutta, ma anche materiale da costruzione come maioliche e legno lavorato, che hanno permesso di ricostruire lo stile di vita di quel periodo; successivamente è stato riempito con materiale di risulta fino al bordo.

Biblioteca nazionale
La biblioteca nazionale, dedicata a Vittorio Emanuele III di Savoia, è ospitata in un'ala nel Palazzo Reale dal 1923: con oltre due milioni di testi è la biblioteca più importante del sud Italia, nonché una delle prime a livello mondiale. Contiene carte geografiche, progetti, disegni rari, manoscritti, lettere, fondi di letteratura, arte e architettura, provenienti dalla raccolta farnese e da altre raccolte acquisite nel corso degli anni, e i papiri provenienti dall'omonima villa ritrovata durante gli Scavi archeologici di Ercolano: alcuni testi portano firme di artisti del panorama italiano come quelle di san Tommaso d'Aquino, Torquato Tasso, Giacomo Leopardi, Salvator Rosa, Luigi Vanvitelli e Giambattista Vico.
Le sale che ospitano la biblioteca erano in origine adibite per ospitare le feste di corte, realizzate durante i lavori di restauro effettuati da Gaetano Genovese durante la metà del XIX secolo: alcune di queste presentano decorazioni in stile neoclassico, come ad esempio nel Salone da Lettura, antica sala da ballo, o la sala che ospita la sezione dei manoscritti e rari, con pitture che ricordano soprattutto gli affreschi pompeiani, realizzati da diversi artisti dell'Accademia Napoletana come Camillo Guerra, Giuseppe Maldarelli e Filippo Marsigli, o la Sala Palatina, in origine Gabinetto Fisico, ossia un laboratorio astronomico creato per il diletto de re.

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Secondo le norme del Regolamento, i trattamenti effettuati da Hotel Imperiale S.R.L. saranno improntati ai principi di liceità, correttezza, trasparenza, limitazione delle finalità e della conservazione, minimizzazione dei dati, esattezza, integrità e riservatezza.

1. Titolare del trattamento
Il titolare dei trattamenti svolti attraverso il Sito è Hotel Imperiale S.R.L. come sopra definito, contattabile all’indirizzo e-mail imperiale@legalmail.it e tramite posta ordinaria all’indirizzo Hotel Imperiale S.R.L. in Via Sardoncelli,151 - 80041 Boscoreale (NA).

2. I dati personali oggetto del trattamento
A seguito della navigazione del Sito, La informiamo che Hotel Imperiale S.R.L. tratterà i Suoi dati personali che potranno essere costituiti da un identificativo come il nome, un numero di identificazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della Sua identità fisica, economica, culturale o sociale idonea a rendere il soggetto interessato identificato o identificabile (di seguito solo “Dati Personali”).
I Dati Personali trattati attraverso il Sito sono i seguenti:

a. Dati di navigazione
I sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento del Sito acquisiscono, nel corso del loro normale esercizio, alcuni Dati Personali la cui trasmissione è implicita nell’uso dei protocolli di comunicazione di Internet. Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a interessati identificati, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificare gli utenti. In questa categoria di dati rientrano gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei computer utilizzati dagli utenti che si connettono al Sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform Resource Identifier) delle risorse richieste, l’orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, etc.) ed altri parametri relativi al sistema operativo e all’ambiente informatico dell’utente. Questi dati vengono utilizzati al solo fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull’uso del Sito e per controllarne il corretto funzionamento, per identificare anomalie e/o abusi, e vengono cancellati immediatamente dopo l’elaborazione. I dati potrebbero essere utilizzati per l’accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del sito o di terzi.

b. Dati forniti volontariamente dall’interessato
La presente Privacy Policy si intende resa anche per il trattamento dei dati da Lei volontariamente forniti tramite il Sito.

c. Dati di terzi volontariamente forniti dall’interessato
Nell’utilizzo dei servizi potrebbe verificarsi un trattamento di dati personali di terzi soggetti, da Lei comunicati a Hotel Imperiale S.R.L.. Rispetto a queste ipotesi, Lei si pone come autonomo titolare del trattamento, assumendosi tutti gli obblighi e le responsabilità di legge. In tal senso, Lei conferisce sul punto la più ampia manleva rispetto ad ogni contestazione, pretesa, richiesta di risarcimento del danno da trattamento, etc. che dovesse pervenire al Titolare del trattamento da terzi soggetti, i cui dati personali siano stati trattati attraverso il Suo utilizzo dei servizi del Sito in violazione delle norme sulla tutela dei dati personali applicabili. In ogni caso, qualora lei fornisca o in altro modo tratti dati personali di terzi nell’utilizzo del Sito, garantisce fin da ora – assumendosene ogni connessa responsabilità – che tale particolare ipotesi di trattamento si fonda sulla previa acquisizione – da parte Sua – del consenso del terzo al trattamento delle informazioni che lo riguardano.

d. Cookie
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3. Finalità del trattamento
Il trattamento che intendiamo effettuare, dietro Suo specifico consenso ove necessario, ha le seguenti finalità:
a. consentire la navigazione del Sito;
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c. adempiere ad eventuali obblighi previsti dalle leggi vigenti, da regolamenti o dalla normativa comunitaria, o soddisfare richieste provenienti dalle autorità;
d. inviarle comunicazioni promozionali e di marketing, incluso l’invio di newsletter e ricerche di mercato, attraverso strumenti automatizzati (email, sms, mms, notifiche push, fax) e non (posta cartacea e telefono con operatore); si precisa che il Titolare raccoglie un unico consenso per le finalità di marketing qui descritte, ai sensi del Provvedimento Generale del Garante per la Protezione dei Dati Personali “Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam” del 4 luglio 2013; qualora, in ogni caso, Lei desiderasse opporsi al trattamento dei Suoi dati per le finalità di marketing eseguito con i mezzi qui indicati, nonché revocare il consenso prestato, potrà in qualunque momento farlo contattando il Titolare o il DPO ai recapiti indicati in questa informativa, senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca.

4. Base legale e natura obbligatoria o facoltativa del trattamento
La base legale del trattamento di Dati Personali per le finalità di cui alla sezione 3.a e 3.b è l’art. 6(1)(b) del Regolamento in quanto i trattamenti sono necessari all’erogazione dei Servizi o per il riscontro di richieste dell’interessato. Il conferimento dei Dati Personali per queste finalità è facoltativo ma l’eventuale mancato conferimento comporterebbe l’impossibilità di attivare i Servizi forniti dal Sito. La finalità di cui alla sezione 3.c rappresenta un trattamento legittimo di Dati Personali ai sensi dell’art. 6(1)(c) del Regolamento. Una volta conferiti i Dati Personali, il trattamento è invero necessario per adempiere ad un obbligo di legge a cui Hotel Imperiale S.R.L.è soggetto.
La base giuridica del trattamento per la finalità d) è l’art. 6.1.a) del Regolamento. Il conferimento dei Suoi Dati Personali per la finalità di cui alla lettera d) è facoltativo; non è prevista alcuna conseguenza in caso di un Suo rifiuto.

5. Destinatari dei dati personali
Qualora sia strettamente necessario e strumentale al trattamento, i Suoi Dati Personali potrebbero essere condivisi, per le finalità di cui alla sezione 3 più sopra, con soggetti che -in ogni caso- garantiscono la loro compliance al GDPR, in particolare:
a. soggetti che agiscono tipicamente in qualità di responsabili del trattamento ex art. 28 del Regolamento ossia: i) persone, società o studi professionali che prestano attività di assistenza e consulenza a Hotel Imperiale S.R.L.in materia contabile, amministrativa, legale, tributaria, finanziaria e di recupero crediti relativamente alla erogazione dei Servizi;
ii) soggetti con i quali sia necessario interagire per l’erogazione dei Servizi (ad esempio gli hosting provider)
iii) ovvero soggetti delegati a svolgere attività di manutenzione tecnica (inclusa la manutenzione degli apparati di rete e delle reti di comunicazione elettronica); (collettivamente “Destinatari”); l’elenco dei responsabili del trattamento che trattano dati può essere richiesto al Titolare ovvero al DPO scrivendo agli indirizzi indicati nella sezione titolare del trattamento.
b. soggetti, enti od autorità, autonomi titolari del trattamento, a cui sia obbligatorio comunicare i Suoi Dati Personali in forza di disposizioni di legge o di ordini delle autorità;
c. persone autorizzate da Hotel Imperiale S.R.L.al trattamento di Dati Personali ex art. 29 del Regolamento necessario a svolgere attività strettamente correlate all’erogazione dei Servizi, che si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza (es. dipendenti di Hotel Imperiale S.R.L.).

6. Trasferimento dei dati personali
Il Titolare non trasferisce i Suoi Dati Personali al di fuori dello Spazio Economico Europeo.
Per quanto concerne l’eventuale futuro trasferimento dei Dati verso Paesi Terzi, la Società rende noto che l’eventuale trattamento nel rispetto della normativa ovvero secondo una delle modalità consentite dalla legge vigente, quali ad esempio il consenso dell’interessato, l’adozione di Clausole Standard approvate dalla Commissione Europea, la selezione di soggetti aderenti a programmi internazionali per la libera circolazione dei dati (es. EU-USA).

7. Conservazione dei dati
I Dati Personali trattati per le finalità di cui alla sezione 3(a-b-c-d) saranno conservati per il tempo strettamente necessario a raggiungere quelle stesse finalità nel rispetto dei principi di minimizzazione e limitazione della conservazione ex artt. 5.1.e) del Regolamento. In ogni caso, il Titolare tratterà i Dati Personali per il tempo necessario ad adempimenti contrattuali e di legge.
Maggiori informazioni in merito al periodo di conservazione dei dati e ai criteri utilizzati per determinare tale periodo possono essere richieste scrivendo al Titolare o al DPO.

8. Diritti degli interessati
Lei ha il diritto di accedere in qualunque momento ai dati che La riguardano, ai sensi degli artt. 15-22 GDPR. In particolare, potrà chiedere la rettifica, la cancellazione, la limitazione del trattamento dei dati stessi nei casi previsti dall’art. 18 del GDPR, la revoca del consenso, di ottenere la portabilità dei dati che La riguardano nei casi previsti dall’art. 20 del GDPR, nonché proporre reclamo all’autorità di controllo competente ex articolo 77 del GDPR (Garante per la Protezione dei Dati Personali).
Lei può formulare una richiesta di opposizione al trattamento dei Suoi dati ex articolo 21 del GDPR nella quale dare evidenza delle ragioni che giustifichino l’opposizione: il Titolare si riserva di valutare la Sua istanza, che non verrebbe accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
Le richieste vanno rivolte per iscritto al Titolare ovvero al DPO ai recapiti sopraindicati.

9. Modifiche
Hotel Imperiale S.R.L.si riserva di modificare o aggiornarne il contenuto della presente policy privacy. Hotel Imperiale S.R.L.la informerà di tali variazioni non appena verranno introdotte ed esse saranno vincolanti non appena pubblicate sul Sito. Hotel Imperiale S.R.L.la invita quindi a visitare con regolarità questa sezione per prendere cognizione della più recente ed aggiornata versione della privacy policy in modo da essere sempre aggiornato sui dati raccolti e sull’uso che ne fa Hotel Imperiale S.R.L.
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